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Il Sovrano senza Legge.
Qualcuno nutriva dei dubbi? Berlusconi non si dimetterebbe neanche se condannato da un tribunale della Repubblica italiana. Poco gli importa che altri capi di governo eletti direttamente dal popolo, da ultimo l’israeliano Ehud Olmert, si siano sentiti in dovere di lasciare l’incarico a seguito di un semplice rinvio a giudizio per corruzione. Il miliardario che da quindici anni considera Palazzo Chigi uno strumento della sua personale impunità, persegue ormai esplicitamente una sovranità assoluta, sganciata dalla divisione dei poteri su cui si fonda la democrazia liberale. Rivendica il diritto di vivere al di sopra della legge.
La differenza fra Berlusconi e Olmert risiede nel potere economico e mediatico che prescinde dal voto dei cittadini, senza cui l’uomo più ricco d’Italia non avrebbe vinto le elezioni e non avrebbe potuto instaurare la relazione di “consenso e amore” che oggi sente peraltro vacillare. Farà di tutto per sottrarsi al giudizio della magistratura, ben sapendo che una condanna per corruzione in atti giudiziari nel processo Mills (600 mila dollari bonificati dalla Fininvest all’avvocato inglese nel 1998, come già una sentenza d’appello ha accertato) comporterebbe automaticamente la sua interdizione dai pubblici uffici. Ma per riuscirci Berlusconi non deve solo stravolgere la legislazione vigente. Ha bisogno altresì di occultare con lo strumento della disinformazione la realtà dei fatti, spacciando i reati su cui è in corso la doverosa verifica giudiziaria come invenzioni dei “giudici di sinistra”.
Non è certo una rivelazione clamorosa quella divulgata ieri da Bruno Vespa per fare pubblicità al suo libro. Ma colpisce la disinvoltura con cui Berlusconi pretenderebbe di dare per scontata l’inverosimiglianza delle accuse di cui è chiamato a rispondere: “Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto”. Cosa vuol dire “processi come questi”? Di quale “sovvertimento della verità” egli parla? Quando mai lo stato di diritto verrebbe leso dalla promulgazione di una sentenza?
A Berlusconi non basta più far coincidere i suoi interessi patrimoniali con il destino politico della destra italiana. L’incertezza lo costringe a forzare le apparenze, oltrepassando i limiti della funzione istituzionale di presidente del Consiglio fino a rappresentarsi come capo indiscusso della Nazione, unico garante di un popolo vilipeso da poteri ostili. Non a caso le voci che osano sottoporre a verifica critica i suoi comportamenti –ieri se l’è presa di nuovo con “Repubblica” e “L’Espresso”- vengono additate come “anti-italiane”. E’ del tutto evidente l’analogia semantica con la propaganda di regime che negli anni più bui del Novecento contrapponeva l’Italia “grande proletaria” all’opposizione degli “stranieri in patria”. Berlusconi, certo, non è Mussolini, sebbene talvolta appaia voglioso di somigliargli perfino nell’abbigliamento. Del resto il paragone storico si è manifestato farsesco nella disinvoltura con cui egli ha gridato al “disegno eversivo” quando un tribunale lo ha toccato nel portafoglio (sentenza Mondadori): quasi che in ballo non fossero soldi suoi ma l’oro della patria.
Il presidente che si autodefinisce in anticipo immune dalle sentenze di tribunale, sentendosi in diritto di abusare del responso delle urne per liquidare i contrappesi stabiliti dalla Costituzione al potere governativo, sa bene che l’unica arma a sua disposizione per realizzare tale azione di forza è la propaganda. Ecco perché confida di approvare prima delle elezioni regionali del marzo 2010 una legge che abroghi la “par condicio”. Ampliando gli spazi televisivi a disposizione dei partiti maggiori ma, soprattutto, liberalizzando gli spot pubblicitari con cui intende bombardare la cittadinanza e gonfiare gli introiti della sua Publitalia. Pur di ottenere la fine della “par condicio” e un nuovo Lodo che fermi i processi a suo carico, è disposto a concedere molto ai suoi alleati Bossi e Fini. A loro volta pronti ad approfittarne.
Tale progetto di stravolgimento della nostra democrazia viene elaborato lontano dalla sede istituzionale del governo, Palazzo Chigi, dove Berlusconi non mette piede ormai da dieci giorni. Prima il viaggio “privato” alla corte di Putin, prolungato con la scusa di una falsa nevicata, a costo di rinviare una riunione del consiglio dei ministri tenutasi la settimana successiva in sua assenza. Rinchiuso ad Arcore, tra voci incontrollate di scarlattina o chissà quali altre malattie, riceve i dignitari alla sua corte privata e, senza apparire, lancia in tv le sue accuse ai magistrati. Tutto ciò non è normale. Il metodo di governo di Berlusconi risulta sempre più opaco. Il suo dispregio preventivo per gli atti della magistratura, ne conferma la pericolosità.


Queste temperature mi inducono uno stato di "cupio dissolvi" totale.
vabbè vado all'Ikea


Whatever works. Giusto!!!!
basta che funzioni, no? Avevi ragine tu. Macchè amore, occhi che si guardano e si rincorrono, occhi che si cercano e si desiderano. Tutta roba a termine. Invece: basta che funzioni. Ecco la nuova teoria. Woody Allen è sempre geniale. Non bisogna avere aspettative alla Io e Annie. il film non è n capolavoro ma è molto gradevole, ironico, divertente e intelligente. E poi c'ha proprio ragione lui. Ma solo un peletto troppo cinico e rassegnato per i mei gusti. Io sono ancora innamorata.
Non so se tra pochi giorni arriverà qui nella mia scuola e nella mia vita un pezzo di mondo, un pazzo mondo o un finimondo. Sto lavorando a un progetto di scambio interculturale con USA, Nuova Zelanda , Danimarca e borsisti AFS della Finlandia, Romania e Germania. Si chiama OPEN MARCHE ed è stato inserito in un progetto di internazionalizzazione e mobilità studentesca presentato alla Camera dei Deputati lo scorso lunedì. Ma poco conta cosa è: adesso conta che ci sono milioni di cose pratiche da fare ( prenotare, organizzare, amministrazione, telefonate) e in più ci sono da gestire una cinquantina di ragazzi stranieri e lo stesso numero di ragazzi italiani ospitanti e le loro famiglie. La domanda che mi facevo stanotte alle due e mezza è sempre la stessa: ma perchè mi metto in questi casini che poi mi pare di non farcela e mi sento a volte distrutta? Niente da fare: credo di essere ancora un'idealista, mi piace pensare all'idea che avrò spaccato marroni a molti ma per qualcuno farà la differenza. per me educare a scuola non vuol dire insegnare inglese ma molto di più. ieri una ragazza mi ha detto: lo sa prof che sono proprio emozionata? é come se mi avesse fatto un abbraccio rigenerante. E' questo che mi spinge: creare una differenza, abbattere lo stato di generale indifferenza di moltissimi adolescenti, fornire occasioni di cambiamento. "Guardare oltre", questa stamattina è la mia forza. Il resto è sonno.

esco ora da una mattinata di scrutinio per le posizioni di debito non risolto a giugno.
ho il morale a terra. Non c'è nientre da fare: non mi riconosco con le bassezze professionali di chi mi circonda, con la mancanza di coraggio che diventa disonestà, con il basso profilo, con "i genirori non li voglio proprio sentire", "io in quella classe non ci voglio andare sono problemi".
Ma insomma .......BASTA BASTA.
Ho però la fortuna, stasera, di fare una festa con 100 persone per il mio compleanno. Non saranno tutti amici miei. Quelli che contano stanno sulle mie due mani ( e qualche altro dito extra). E poi ci saranno i miei figli e qualcuno a cui so di rivolgere uno sguardo speciale.
Quanto basta!!!!! Tra poco, passato l'effetto mortifero della scuola, tornerò a essere felice.