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Durante gli orali degli esami di Stato si assiste, si ascolta, si interroga, (hai solo 5 minuti per materia....pensa tu che capacità si può avere di valutare le capacità critiche del candidato!!!!), si legge un libro di nascosto, il giornale (un po' meno di nascosto anche se tabloid) ma soprattutto si pensa, in silenzio, sollecitati da tanta filosofia, arte, storia, letterature e astronomia. Nella vita di tutti i giorni credi di aver messo da parte quello che il giorno dell'orale di maturità tu stesso sapevi. Invece è tutto ancora là, benchè sopitissimo e i tuoi pensieri sai che sono modellati dalla cultura che hai appreso allora e verificato tutti i giorni della tua esistenza. Lo scialbo fluire quotidiano dettato dalle necessità, dai doveri, dalle convenzioni e dalle responsabilità del vivere non è poi così scialbo come credi, perchè quel ragionare, quell'argometare che ti pare di aver dimenticato è anche lì, soprattutto lì. Qualcuno ha detto che "education is not what you know, but what you do with what you know" Ora ragiono sul silenzio, sul sound of silence, sul non detto. E non è vero che ho dimenticato Zarathustra o Heidegger perchè anche io oggi penso le stesse cose " sono le parole più silenziose quelle che portano alla tempesta" oppure " il mistero dell'Altro come essere mai totalmente esplicitabile ( o fagocitabile)".
Due argomenti su cui ragiono ma su cui ho ancora da studiare: imparare a vivere il silenzio come ricchezza e rispettare, per amore, la libertà di essere altro.
Non è mai troppo tardi!
